Le Foibe africane che nessuno ricorda
Gli italiani fanno studiare a scuola di essere fieri dei nostri antenati piemontesi e della casta savoiarda, fanno credere loro che sono stati i fautori dell’unità della nazione e che a farla siano stati eroi intrepidi, idealisti, probi, intellettuali di rango. Nelle scuole italiane, ancora oggi si studia di un Risorgimento da incorniciare, si studia delle guerre coloniali come un fatto maestoso a gloria del nostro esercito e della nostra Patria. Sia il Risorgimento che le guerre coloniali sono stati la vergogna della nazione, i politici lo sanno ed anche i nostri storici aulici di regime. Quando si verrà a sapere di quanti scheletri abbiamo negli armadi della storia le loro fortune politiche e cattedratiche finiranno, come finirà il sistema liberal-massonico che ci hanno imposto nel 1861. Un’era nuova si prepara, il sistema imposto da Cavour è alla frutta, l’ultimo di quegli eroi è al governo della cosa pubblica. Dopo aver malversato con le sue aziende si è impadronito del potere mentre una sinistra non gramsciana è allo sbando totale. Tocca al Sud far ritornare le lancette dell’orologio della storia al loro posto. A scuola il Risorgimento viene edulcorato, niente eccidi, niente frodi, niente ruberie, i Savoia incensati come padri della patria, Cavour come grande genio della politica e della diplomazia e Garibaldi eroe dei due mondi.
Le guerre coloniali vengono quasi censurate e viste come conquiste dell’Italia e mai come guerre di aggressione verso popoli fino a quel momento liberi.
Centomila impiccagioni
Lo storico Angelo Del Boca a proposito dice che:”Negli scaffali della ex casa del mutilato a Tripoli ci sono circa 100.000 dossier. In ciascuno di essi c’è la storia di un assassinio politico, di un’impiccagione sommaria, di una deportazione senza ritorno, di un furto di terre, di una confisca, di una mutilazione, di infiniti altri soprusi. 100.000 tragiche storie che vanno dal1911 al 1943. Esse illustrano il calvario di un popolo che è stato, senza alcuna ragione plausibile, aggredito, soggiogato, umiliato, in alcune regioni decimato”. Vorremmo sapere se nelle scuole italiane fanno leggere il libro di Angelo Del Boca; non ci risulta, né fanno studiare il De Sivo e di Gramsci ci dicono solo che era tra i fondatori del Pci. La questione coloniale, la questione meridionale, la questione romana son cose da non dibattere nemmeno. L’Unità, il giornale fondato da Antonio Gramsci, rinnovato sia nella forma che nei contenuti, il cui direttore Furio Colombo conoscendo a menadito la vera storia d’Italia, da qualche tempo si sta adoperando nel ricordare agli italiani cosa fu l’epopea fascista e savoiarda. Noi ringraziamo perché il male dell’Italia sta tutto scritto in quelle pagine. In un articolo di Gianni Lannes troviamo conferma a ciò che andiamo dicendo da anni:”E non sono in molti a conoscere la storia delle deportazioni dei libici nelle isole italiane: Ustica, Tremiti, Ponza, Favignana; o nei penitenziari di Caserta e Gaeta. È un capitolo sulla banalità del male( dell’Italia postrisorgimentale) che precede quello nazista e segue l’istituzione dei campi di concentramento sabaudi in Piemonte e in Lombardia per i soldati borbonici che non si erano sottomessi ai Savoia…”.
Migliaia di esecuzioni sommarie
Gianni Lanes, impietosamente così continua il suo magistrale articolo:”…In Libia, alla rivoluzione di Sciara Sciat, il governo Giolitti e il generale Caneva reagirono con una durissima rappresaglia: migliaia di esecuzioni sommarie e deportazioni di massa. Ufficialmente furono oltre 3 mila i libici segregati nel Belpaese e nessuno ne ha fatto ritorno a casa ( in realtà, la cifra è almeno 10 volte superiore). Quanti furono i morti? Quanti annientamenti per sempre nello spirito e nel corpo? Quanti lasciati impazzire dal dolore e dalla nostalgia? Le vittime non vennero mai registrate: morti di nessuno.
Anche ad Ustica giunsero gli echi di quella carneficina coloniale apparentemente lontana. Il 29 ottobre del 1911 un piroscafo proveniente dalla Libia gettava l’ancora nella minuscola isola mediterranea. A bordo 920 uomini laceri e malandati- il primo carico umano a perdere- , gli occhi saturi d’orrore, con i corpi piagati dalle ferite inferte a base di torture e sevizie, scarniti dalla fame, vittime spesso senza colpa. Angelina Natale ha 101 anni ed è la persona più anziana di Ustica, l’unica a ricordare quel macabro giorno autunnale di 90 anni fa, quando sulla spiaggia sbarcarono i primi deportati libici con le catene ai piedi. L’anziana parla lentamente, a fatica, centellinando le parole:”Li accatastarono nei cameroni. Non c’erano letti e neppure materassi. Non avevano niente. Buttati per terra come immondizia. Alla mattina passava l’ispezione e trovavano i morti”.
Alle Tremiti, prima I nemici borbonici, poi…
Morivano come mosche i prigionieri africani nel giardino d’Europa, lontano dalla loro terra, falcidiati dagli stenti e dalle epidemie. Il più delle volte di loro non si conosceva neanche il nome. 130 morirono tra la fine del 1911 e i primi mesi del 1912. Altri 142 tra il 1915 e il 1916, quando sbarcarono altri connazionali. Alle Tremiti con decreto reale del 13 dicembre del 1863 furono dapprima relegati gli irriducibili nemici borbonici ( ma come erano bravi questi fratelli d’Italia! nda ). Nell’ottobre del 1911 arrivarono circa 500 libici dell’isola di San Nicola. Morirono tutti nel giro di pochi mesi. L’unico parlamentare che ebbe il coraggio di protestare- presentò pure un’interrogazione – fu un autentico socialista, l’avvocato Leone Meucci di San Severo delle Puglie ( uno dei più combattivi legali di Sacco e Vanzetti che Mussolini premiò con il confino). ( Gianni Lanes, l’Unità, mercoledì 14 novembre 2001, pag. 29)
Queste atrocità sono ricordate da Gaetano Carducci, di 86 anni che ricorda all’autore di questo articolo di storia patria che:” I libici morivano 10-12 al giorno..”. A Gaeta, Vincenzo Riccio, classe 1909, suocero dello scrivente ricordava lucidamente che i libici:” Venivano trattati peggio dei nostri compatrioti dopo l’unità d’Italia, come briganti. A volte li facevano uscire dalle celle del carcere e li mandavano, scarniti, a spalare il carbone che veniva sbarcato dalle navi”.
Abbiamo sempre criticato i tedeschi, abbiamo sempre saputo delle atrocità dei nazisti, dei lager di Aushwitz o di Buchenvald, delle Foibe slave, dei morti di Porzus, di Katin, di stragi ed eccidi riguardanti altri eserciti, degli italiani quasi niente. Italiani brava gente, italiani che portano la civiltà nel mondo arabo dove c’erano solo datteri e banane, il regime fascista ricordato come tutore della romanità, come chi portò strade e quant’altro in Libia, in Eritrea e in Etiopia. Perché? Lo chiediamo ai nostri politici di destra e di sinistra, perché? Perché si continua a far studiare ai nostri figli la leggenda risorgimentale? Perché non si dice la verità sul fascismo? Perché non si dice la verità sui crimini e le stragi dei Savoia nel Sud del Belpaese, nei Balcani, in Grecia e in Africa? Oggi ci ritroviamo al potere sindaci imbecilli che ricordano quegli assassini intitolando loro strade e piazze, rimangiandosi ciò che la Costituzione antifascista e repubblicana aborrisce. A Palmanova, il sindaco Alcide Muradore di Alleanza Nazionale, il partito di Fini, ha fatto restaurare sulla facciata delle scuole elementari la scritta “Credere-obbedire-combattere”. Il sindaco di AN di Muggia Lorenzo Gasperini ha annotato di suo pugno, ai bordi di un documento la scritta”Ebrei tirchi”. Il nuovo sindaco di Trieste, Roberto Di Piazza, sempre di AN, ha fatto collocare nella galleria comunale il ritratto del podestà fascista Cesare Pagnini, deportatore di ebrei. All’Aquila il sindaco di centro-destra Biagio Tempesta ha dedicato la nuova piscina comunale ad Adelchi Serena, ex podestà e segretario del Partito fascista. A Bari, il sindaco Simeone Di Cagno Abbrescia e l’attuale vicepresidente del Consiglio dei ministri Gianfranco Fini hanno inaugurato il busto di Araldo di Crollalanza, podestà di Bari e commissario della Camera durante Salò. In Sicilia il sindaco di Tremestieri Etneo, Guido Costa ha dedicato una strada a Benito Mussolini. Un altro campione, servo delle ideologie nordiste, cioè il sindaco di Ragusa, Domenico Arezzo, di AN vuole erigere un monumento a Filippo Pennavaria, fascista locale, ritenuto liberatore di Ragusa, che negli anni ’20 era a stragrande maggioranza di sinistra; dice l’Unità del 27 ottobre del 2001 che ” tra i fatti salienti della sua vita, c’è l’uccisione di una sessantina di antifascisti”.Il sindaco di Latina Aimone Finestra di AN ha fatto ripristinare la scritta di una frase del Duce, l’avevano sradicata gli abitanti della provincia appena caduto il fascismo. Il Duce aveva dato quelle terre fertilissime ai nordici del Friuli, del Veneto e dell’Emila Romagna mentre loro, gente del luogo, erano costretti a emigrare. Sempre il sindaco di Latina, sempre quell’Aimone Finestra ha voluto magnificare suo Fratello bersagliere con un monumento.
Il fascismo è ideologia che viene dalle nebbie padane, voluto dagli industriali e dai latifondisti di quelle lande da sempre serve di qualcuno, voluto da Casa Savoia per inaridire il progresso della classe lavoratrice tutta e finchè a ricordare quella piaga e quel cancro sono i sindaci padani e sia, ma quando a farlo sono i sindaci del Sud, allora c’è da riflettere. I servi e i lacchè sono sempre esistiti. Un giorno quei monumenti inneggianti al fascismo e ai padri della patria padana saranno cancellati per sempre dalle strade del Sud. Al loro posto saranno ricordati i nostri eroi del passato, i nostri contadini morti e trattati da briganti da quei miserabili dei fratelli d’Italia, la storia vera sarà insegnata nelle nostre scuole, quei sindaci immortalati come traditori, servi e lacchè del Nord fascista, liberale e massonico che ha distrutto la nostra identità di popolo. I libri di storia riscritti.
Ma torniamo alle faccende “italiane” in Africa. Molti dovevano essere gli obblighi dei governi italiani verso i paesi africani assoggettati. “C’è un altro obbligo che è stato eluso, ed è quello morale – scrive Angelo Del Boca – L’obbligo di riconoscere, nella maniera più netta, inequivocabile, che l’Italia giolittiana e fascista si è macchiata in Libia di crimini gravissimi. Gianni Lanes continua il suo articolo dicendo che:”…nessun criminale di guerra del Belpaese, da Ravalli a Badoglio, da De Bono a Graziani, da Roatta a Robotti ( per citare solo i più noti), è mai stato punito per le atrocità commesse”.( l’Unità, 14 novembre 2001, pag.29)
Gli italiani non devono sapere
In Italia spesso abbiamo assistito a censure di films, tagli di parti essenziali, tagli di scene d’amore ritenute non consone alla maturità degli italiani, ricordiamo il film “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti; ” Il Gattopardo “, sempre di Luchino Visconti, censurato nelle scene politiche dalla parte dei Borbone. Tantissimi sono stati i films censurati. La gente ignara però non sa che molti films sono censurati dalle case distributrici “per ordine superiore” o censurati direttamente dallo Stato in quanto gli italiani, semplicemente, non devono sapere. Abbiamo assistito a film come “Platoon”, come ” Apocalisse Now ” sulla guerra imperialista americana, abbiamo assistito a film come ” Soldato blu” e ” Piccolo grande uomo” contro l’esercito americano e le stragi perpetrate dai suoi generali. Gli italiani però non possono vedere o quasi film contro i garibaldini sul massacro di Bronte come quello di Florestano Vancini ” Bronte “, oppure l’ultimo di Pasquale Squitieri ” E li chiamarono Briganti” un carme contro il Risorgimento, contro l’esercito del generale Cialdini ritenuto assassino nel Sud per le porcherie commesse dalla sua truppa. In questi casi le case di distribuzione, forse per far piacere ai politici di turno li boicottano. In Germania, che pure non è tanto critica col suo passato nazista vedono nelle sale ” Scindler’s list”, a noi italiani ci è stato negato di vedere un film crudo e veritiero nei minimi dettagli, trattasi di ” Omar Mukhtar” il leone del deserto” con Anthony Quin, Gastone Moschin, Raf Vallone che racconta la storia dei partigiani libici scannati dall’esercito savoiardo. Il liberale Raffaele Costa rispose ad una interpellanza parlamentare dicendo che “Il film non poteva essere proiettato sugli schermi italiani perché offendeva il nostro esercito”. Costa, di formazione piemontese, liberale e colonialista, non sa che quello non era un esercito italiano, quello era un esercito fascista e savoiardo e gli italiani veri si sentono offesi dalle gesta di quegli assassini difesi ancora oggi dalla casta militare e politica del nostro Paese. Raffaele Costa e altri come lui non sanno di sedere in un parlamento repubblicano, nato in libertà, sulle ceneri del fascismo e di Casa Savoia. Continuate pure e non far conoscere le sconcezze di quegli assassini e di quell’esercito che non ci appartengono, ci stiamo pensando noi, ormai siamo in molti a farlo, la vostra fine politica è segnata, un nuovo Stato sorgerà sulle ceneri di questo, una vera repubblica antifascista e anti savoiarda sarà consegnata agli italiani. Una nuova classe politica si sta delineando, vi è un Sud vivo, vi è un Sud che conosce il suo male, da dove è venuto, da chi è stato massacrato. Il riscatto del Sud e quello della vera Italia è alle porte. È solo questione di tempo. Il film in questione racconta:” … come il generale Graziani interpretò – campi di concentramento, sterminio chimico – gli ordini di Mussolini. Nel dicembre del 1928 viene nominato governatore unico delle colonie il generale Pietro Badoglio che mette in chiaro le sue intenzioni:”Nessun ribelle avrà pace: né lui, né la sua famiglia, né i suoi arredi, né i suoi armenti. Distruggerò tutto, uomini e cose ” (Gianni Lanes, l’Unità, mercoledì 14 novembre, 2001, pag 29)
Omar Muhktar
Amici libici, fratelli del Mediterraneo, Omar Muhktar, il leone del deserto è anche il nostro eroe, dovete sapere che quegli assassini dell’esercito piemontese che l’on. Raffaele Costa, e quelli come lui si sono affannati a chiamare italiano, erano i nostri nemici: scannarono oltre un milione di meridionali nel 1860 e dintorni. Le parole di Badoglio ricalcano pari pari quelle del massacratore della mia città Enrico Cialdini e di altri come lui, tutti assassini, tutti criminali di guerra. Noi, veri italiani, vi chiediamo scusa a nome loro visto che non hanno nemmeno il coraggio di chiederle ai loro fratelli meridionali.
In Libia come nel 1860 contro i meridionali
Nel 1860 i generali piemontesi scannarono i nostri partigiani, i loro familiari, donne e bambini, senza pietà alcuna in quella che fu la prima guerra coloniale piemontese. Nel 1928 l’esercito fascista e savoiardo riprese a spese dei libici ciò che aveva sperimentato sui nostri avi chiamati briganti perchè combattevano per la loro patria e per la chiesa cattolica. “…con tremila uomini , a volte ridotti a mille, con 2600 fucili antiquati, Omar affronta 20 mila nemici dotati di mezzi più moderni: aerei, autoblindo, mitragliatrici, cannoni, radio, ordigni chimici. Il “Leone del deserto” colpisce, poi si ritira, svanisce nel nulla da buon partigiano…fedele alla propria fama, Graziani introduce la pena di morte mediante impiccagione per il reato di semplice connivenza con i ribelli ( proprio come con i manutengoli dei partigiani del Sud chiamati briganti, nda.).
Cinquantamila impiccati
Ma non basta, ed ecco l’atroce soluzione per spezzare i legami tra la popolazione civile ed i guerriglieri: tutti gli abitanti del Gebel, 100 mila persone, un ottavo dell’intera popolazione libica. Vecchi, bambini e donne vengono deportati ed internati in 15 campi di concentramento – famigerati lager col vessillo tricolore di Soluch, Sidi Ahmed, El Magrun – i loro beni espropriati, i villaggi distrutti. Nelle lunghe, terribili marce a cui vengono costretti gli arabi a partire dal giugno 1930, chi non ce la fa o semplicemente si attarda viene immediatamente ucciso. ” non furono ammessi ritardi durante le tappe – si legge in una relazione riservata dell’Asmai ( governo italiano). Chi indugiava veniva passato immediatamente per le armi. Tutti quelli che cadono a terra sfiniti o che arrancano a fatica vengono abbattuti dai “valorosi” soldati italiani ( ma che noi ci rifiutiamo di chiamarli tali, erano fascisti e savoiardi, nda). È la marcia di 110 chilometri per i Marmarici e gli Abeidat. Le deportazioni in ristrette aree desertiche della Sistica, durano tre anni, nei quali i libici vengono decimati dalla fame, dalla fatica del lavoro forzato, dalle malattie. Nei campi di concentramento circondati da filo spinato e mantenuti sotto il tiro delle armi da fuoco, chi è sospettato di connivenza viene impiccato, spesso insieme alla propria famiglia, bambini compresi. Alla fine saranno 50 mila a non sopravvivere…
Non si esita ad usare gas micidiali
…le forze del ribelle Omarsi assottigliano sempre più. L’esercito a guida fascista pur di aver ragione della resistenza libica non esita ad usare i micidiali gas ( proibiti dalla Convenzione di Ginevra del 1925 ). Un dispaccio del governatore Badoglio al vice governatore Sicciliani del 10 gennaio 1930 ordina senza mezzi termini: “Continui rastrellamenti…Per Omar al-Muhktar occorre una buona sorpresa con aviazione e con bombe iprite”. Ordigni all’iprite e al fosgene – aggressivi chimici fabbricati a Bussi sul Tirino (Abruzzi), Rho ( Lombardia) e Foggia ( Puglia )…”
( Gianni Lanes, l’Unità, mercoledì 14 novembre, 2001, pag. 29)
Eccidio di Debre Libanos in Etiopia
Il 19 febbraio del 1937, il Vicerè d’Etiopia Rodolfo Graziani volle essere magnanimo con le popolazioni abissine. Per ingraziarsele e per compiere un gesto di grande generosità decise di far distribuire ai poveri della città la somma di 5 mila talleri. Graziani – dice lo storico Anngelo Del Boca- voleva festeggiare la nascita di Umberto, principe ereditario di casa Savoia, la cerimonia si svolse sui gradini del piccolo Ghebì, la vecchia residenza di Hailè Selassiè, oggi sede dell’Università di Addis Abeba. Due giovani eritrei, ma forse erano più di due, mischiati tra la folla dei mendicanti, lanciarono diverse bombe a mano contro Graziani. Le vittime furono sette, ma il vicerè fu solo ferito.
La vendetta fascista fu immediata. Mussolini ordinò “un radicale ripulisti” ed il federale di Addis Abeba, “Guido Cortese, scatenò una bestiale rappresaglia. Dice Del Boca che:”Per tre giorni soldati italiani ( scusaci Angelo, non erano italiani quei soldati, erano fascisti e savoiardi), bande armate di fascisti, ascari eritrei ebbero mano libera. Rastrellarono i quartieri poveri della città: bruciarono i tucul con la benzina, usarono bombe a mano contro chi cercava di sfuggire ai roghi”. Tutto ciò che era dei poveri veniva eliminato: capanne, casupole, bestiame, beni. Perfino la chiesa di San Giorgio venne incendiata alla presenza del Cortese. Del Boca indica in seimila i morti ma gli etiopi ci fanno sapere che furono almeno 30 mila. Leggiamo sul sito internet del comune di Filettino, paese di nascita di Graziani che il massacro fu senza fine, il vicerè decise di eliminare tutta l’intellighentia etiopica e che”…i tribunali militari diventarono macchine di morte. Tra febbraio e giugno furono fucilati alti funzionari governativi, notabili del Negus, intellettuali, giovani etiopici che avevano studiato all’estero. A marzo Graziani ordinò lo sterminio degli indovini e dei cantastorie che stavano annunciando, nelle loro profezie, la fine dell’occupazione italiana. Il comandante dei carabinieri in Etiopia, Azolino Hazon, tenne una tragica contabilità:annotò nella sua contabilità che i soli carabinieri avevano passato per le armi 2509 indigeni. Non è finita. Gaziani- rivela Del Boca – vuole catturare i due attentatori. Avendo avuto notizie dai servizi segreti che i due terroristi si sarebbero addestrati nella città sacra di Debre Libanos, Graziani non ebbe esitazione alcuna, ordinò al generale Maletti di occupare il monastero più importante d’Etiopia. Debre Libanos, città conventuale, due chiese in muratura, tremila tucul, centro della religione copta, nel centro della regione dello Shoa è destinata al martirio dal vicerè fascista. Graziani ordina una feroce repressione- osserva Del Boca – un’autentica razzia. Vuol far sparire la città sacra dei copti, vuole distruggere il vaticano degli etiopi.Il generale Maletti è un esecutore zelante: nella sua marcia verso Debre Libanos brucia 115.422 tucul, 3 chiese, 1 convento e uccide 2.523 etiopici. Una contabilità da macabro ragioniere. Maletti occupò Debre Libanos il 19 maggio del 1937 e subito dopo ricevette un messaggio da Graziani” Abbiamo le prove della colpevolezza dei monaci, li passi per le armi tutti, compreso il vicepriore”
Chi ci ha fatto conoscere nei minimi particolari quello che accadde a Debre Libanos sono gli storici Campbell e Sadik: hanno studiato i fatti, raccolto testimonianze, hanno ascoltato i racconti dei superstiti, hanno soggiornato a lungo nel convento in questione. Leggiamo sul sito internet del comune di Filettino che:”..I giovani, i monaci, i diaconi di Debre Libanos furono portati dagli uomini di Maletti in uno stretto vallone a venti chilometri dalla città. E’ la gola di Zega Weden. I monaci vennero spinti sull’orlo del crepaccio, schierati su una fila con alle spalle i precipizi. Vennero uccisi a colpi di mitragliatrice. Erano troppi per i fucili delle truppe italiane ( no, cari Sadik e Campbell, quelle truppe non erano italiane, l’Italia è nata il 2 giugno del 1946, quelle truppe erano fasciste e savoiarde). Via via che cadevano, gli ascari al servizio dell’esercito cosiddetto italiano gettavano i corpi nel crepaccio. Un ragazzo di 14 anni scampò a quel genocidio fingendosi morto: ha raccontato i fatti ai due storici che scesi tra la rocce del crepaccio di Zega Weden han trovato le ossa e le prove di detto eccidio. I generali dovrebbero essere adusi a fare le guerre e a vincerle, quelli dell’esercito cosiddetto “italiano”, lo dimostra la storia, erano capaci solo ad uccidere vecchi, bambini, monaci, preti, donne e uomini inermi. Per vincere in Etiopia l’esercito fascista usò i gas nervini. Graziani disse che quello di Debre Libanos fu “…un romano esempio di pronto e inflessibile rigore” e da buon criminale di guerra si è addossato tutte le responsabilità di quel massacro. I monaci e i ragazzi morti in quel massacro furono circa 1600.

Caro Ciano…ognuno piange i suoi morti,gli africani piangono i loro morti,i meridionali e gli italiani quelli che sono i loro…sei un campione di demagogia
Da: Meridionale Venduto su aprile 25, 2010
alle 8:22 pm
..la storia certificata e la verità bruciano sempre a quanto pare , al punto che il latore della risposta non ha nemmeno il coraggio di firmarsi , è nato forse nello straniero Nord ? cosa porta a riprova delle conclusioni meneghine del tipo ” il menga chi in .. cel’ha in .. se lo tenga ! ” .
Io sono napolitano ( non NAPOLETANO che è termine dispregiativo ) e rivoglio con tutti i miei tanti familiari ed amici la verità ed il maltolto : RIPRENDETEVI I RIFIUTI TOSSICI CHE CI PORTATE DA TROPPI ANNI NEL NOSTRO BELLISSIMO SUD , e restituiteci il maltolto ,
l’anello al naso non celo abbiamo più , non subiremo mai più in silenzio . Forza Antonio Ciano
che ogni giorno che passa uomini come me parlano per strada , al bar , al lavoro , nei treni ,
danno volantini , pubblicizzano IL MERIDIONE e la storia vera della nostra terra e dei nostri avi e propongono di RIPRENDERCI LA VITA gestendo da noi le nostre cose .
Amico, FIRMATI che tanto noi non siamo come
i leghisti , i fascisti ed i piemontesi, non aver paura di mostrarti , NOI NON SIAMO COME LORO.
Noi siamo persone per bene e lo saremo sempre.
Da ultimo : sono anche io un BRIGANTE , dopo 150 anni invece di diminuire SIAMO DI PIU’ , con i titoli di studio e la volontà di cambiare .
Saluti ai miei confratelli della sez. Guido Dorso di Napoli .
Da: Alessandro Citarella su luglio 3, 2010
alle 9:14 am
CITTA’ D’ITALIA CHE HANNO ONORATO I MARTIRI DELLE FOIBE NELLA PROPRIA TOPONOMASTICA
Un sentito ringraziamento a tutte le Amministrazioni che hanno onorato i Caduti delle Foibe
ABBIATEGRASSO (Milano) Parco Martiri delle Foibe
ACQUAVIVA DELLE FONTI (Bari) Via Martiri delle Foibe
ACQUI TERME (Alessandria) Piazza Martiri delle Foibe
ALBANO SANT’ALESSSADRO (Bergamo) Via Martiri delle Foibe
ALBIGNASEGO (Padova) Viale Martiri delle Foibe
ALESSANDRIA Via Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati
ALESSANDRIA Via Vittime delle Foibe
ALGHERO fraz. Fertilia (Sassari) Via Martiri delle Foibe
ALLERONA scalo (Terni) Largo Martiri delle Foibe
ALTAMURA (Bari) Via Caduti delle Foibe
ALTAVILLA VICENTINA fraz. Tavernelle (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
ANCONA Scalinata Italiani di Istria Fiume e Dalmazia
ANTRODOCO (Rieti) Giardino Martiri delle Foibe
AREZZO Largo Martiri delle Foibe
ARONA (Novara) Largo Martiri delle Foibe
ASSISI – S.Maria degli Angeli (Perugia) Via Martiri delle Foibe
AVEZZANO (L’Aquila) Via Martiri delle Foibe
BADIA POLESINE (Rovigo) Via Martiri delle Foibe
BARANZATE (Milano) Giardino Martiri delle Foibe
BARI Via Martiri delle Foibe
BASCHI (Terni) Piazza Martiri delle Foibe
BASSANO DEL GRAPPA (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
BAUCINA (Palermo) Via Martiri delle Foibe
BELLUNO Piazzale Vittime delle Foibe
BENEVENTO Piazzale Martiri delle Foibe
BETTONA (Perugia) Via Martiri delle Foibe
BIASSONO (Monza-Brianza) Via Martiri delle Foibe – Istria (1943 – 47)
BOLOGNA Giardino Martiri d’Istria, Venezia Giulia e Dalmazia,
BOLOGNA Rotonda Martiri delle Foibe
BONATE SOPRA (Bergamo) Parco Martiri delle foibe
BORGO SAN DALMAZZO (Cuneo) Piazza Vittime delle Foibe
BOVA MARINA (Reggio Calabria) Carabiniere Giuseppe Arconti Martire delle Foibe
BRA (Cuneo) Piazza Martiri delle Foibe
BRESCIA Via Martiri delle Foibe
BRESCIA Via Vittime d’Istria, Fiume e Dalmazia
BRINDISI Via Martiri delle Foibe
BRONI (Pavia) Via Martiri delle Foibe
BRUGHERIO (Monza-Brianza) Parco Martiri delle Foibe
BUDRIO (Bologna) Via Vittime delle Foibe
BUSSOLENGO (Verona) Viale Martiri delle Foibe
BUSTO ARSIZIO(Varese) Via dei Giuliani e Dalmati
CAGLIARI Parco dei Martiri delle Foibe
CALCINAIA fraz. Fornacette (Pisa) Via Vittime delle Foibe
CALCINATO (Brescia) Via Martiri delle Foibe
CALOLZIOCORTE (Lecco) Parco Martiri delle Foibe
CAMAIORE (Lucca) Via Martiri delle Foibe
CAMOGLI (Genova) Scalinata Martiri delle Foibe
CANICATTI (Agrigento) Via Angelo Garlisi – Vittima delle Foibe
CANICATTI (Agrigento) Via Antonio Di Gioia – Vittima delle Foibe
CANNARA (Perugia) Piazza Martiri delle Foibe
CARAPELLE (Foggia) Via Martiri delle Foibe
CARATE BRIANZA (Monza e Brianza) Piazzale Martiri delle Foibe
CARDITO (Napoli) Via Martiri delle Foibe
CASALE MONFERRATO (Alessandria) Via Vittime delle Foibe
CASALVECCHIO SICULO (Messina) Proposta attesa delibera
CASERTA Via Martiri delle Foibe
CASPERIA (Rieti) Piazza Martiri delle Foibe
CASSANO DELLE MURGE (Bari) Parco ai Martiri delle Foibe e all’Esodo Istriano-giuliano-dalmata
CASTEL MAGGIORE (Bologna) Rotonda Martiri delle Foibe
CASTELFRANCO EMILIA (Modena) Via Martiri delle Foibe
CASTELLABATE fraz. Lago di Castellabate (Salerno) Via Martiri delle Foibe
CASTELLABATE fraz.. San Marco (Salerno) Via Giovanni Romito – Vittima delle Foibe
CASTELLABATE fraz.. San Marco (Salerno) Via Norma Cossetto
CASTELLAMONTE (Torino) Via Martiri delle Foibe
CASTELNUOVO DEL GARDA (Verona) Via Martiri delle Foibe
CASTIGLIONE DELLE STIVIERE (Mantova) Via Martiri delle Foibe
CATANIA Via Martiri delle Foibe
CEGLIE MESSAPICA (Brindisi) Via Martiri delle Foibe
CERESARA (Mantova) Via Martiri delle Foibe
CERVETERI (Roma) Via Martiri delle Foibe
CERVIA (Ravenna) Parco Martiri delle Foibe
CERVIGNANO (Udine) Piazza dell’esodo istriano, Giuliano e Dalmata
CHIARI (Brescia) Piazzetta Martiri delle Foibe
CHIOGGIA (Venezia) Giardini all’Esule istriano, giuliano e dalmata
CHIOGGIA (Venezia) Piazzale Martiri delle Foibe
CHIUPPANO (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
CHIVASSO (Torino) Via Martiri d’Istria e Dalmazia
CISTERNA DI LATINA (Latina) Piazza Martiri delle Foibe e agli esuli di Istria, Fiume e Dalmazia
CITTA’ DI CASTELLO (Perugia) Via Martiri delle Foibe
CIVITANOVA MARCHE (Macerata) Via Martiri delle Foibe
CIVITAVECCHIA (Roma) Parco Martiri delle Foibe – Parco Uliveto
COGGIOLA (Biella) Largo Vittime delle Foibe
COLLEGNO (Torino) Giardino Esuli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia
COMO Piazza Martiri Foibe Istriane
COMO Rondello Don Angelo Tarticchio
COMO fraz. Albate Giardini Martiri italiani delle Foibe istriane
CONEGLIANO (Treviso) Via Martiri delle Foibe
COPERTINO (Lecce) Via Martiri delle Foibe
CORNAREDO (Milano) Via Vittime delle Foibe
CORROPOLI (Teramo) Piazza Martiri delle Foibe
CORTEMAGGIORE (Piacenza) Via Martiri delle Foibe
COSTA VOLPINO (Bergamo) Parco Martiri delle Foibe
CREAZZO (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
CREMA (Cremona) Piazza Istria e Dalmazia
CRESCENTINO (Vercelli) Via Martiri delle Foibe
DANTA DI CADORE (Belluno) Via Vittime delle Foibe
DESENZANO DEL GARDA (Brescia) Via Martiri Italiani delle Foibe
DOMODOSSOLA (Verbano-Cusio-Ossola) Piazzale Vittime delle Foibe Istriane
DUE CARRARE (Padova) Piazza Norma Cossetto
DUE CARRARE (Padova) Piazza Vittime delle Foibe
FABRIANO (Ancona) Via dei Martiri delle Foibe Istriane
FERMO Largo Vittime delle Foibe
FERRARA Via Martiri delle Foibe
FIDENZA (Parma) Via Martiri delle Foibe
FIRENZE Largo Martiri delle Foibe
FOGGIA Piazza dei Martiri Triestini
FOGGIA Piazza dei Martiri Triestini
FOLIGNO (Perugia) Piazzale Martiri delle Foibe
FONDI (Latina) Piazza Martiri delle Foibe/Eroi Caduti per la Patria/affinchè vivano nella memoria
FONTANIVA (Padova) Via Martiri delle Foibe
FORLI’ (Forlì-Cesena) Via Martiri delle Foibe
FORTE DEI MARMI (Lucca) Piazza Martiri delle Foibe
FORZA d’AGR0′ (Messina) Proposta attesa delibera
FOSSANO (Cuneo) Largo Norma Cossetto (Vittima delle Foibe)
FOSSO’ (Venezia) Via Martiri Giuliani e Dalmati
FRANCAVILLA AL MARE (Chieti) Via Martiri delle Foibe
FROSINONE Piazza Martiri delle Foibe
FURCI SICULO (Messina) Proposta attesa delibera
GALATINA (Lecce) Piazza Vittime delle Foibe
GATTINARA (Vercelli) Piazza Martiri delle Foibe
GAVIRATE (Varese) Piazza Martiri delle Foibe 1943 – 1945
GAVORRANO (Grosseto) Via Martiri d’Istria
GENOVA Passo Vittime delle Foibe
GORIZIA Largo Martiri delle Foibe
GORIZIA Via Norma Cossetto
GOZZANO (Novara) Via Vittime delle Foibe
GRADO (Gorizia) Piazza Martiri delle Foibe (pass. a mare)
GRAVINA DI CATANIA (Catania) Via Vittime delle Foibe
GROSSETO Piazza Martiri delle Foibe Istriane
GRUGLIASCO (Torino) Giardino Vittime delle Foibe
GRUMOLO DELLE ABBADESSE (Vicenza) Piazza Norma Cossetto
GUIDONIA MONTECELIO – Villalba (Roma) Piazza Martiri delle Foibe
IMPERIA Giardini Martiri delle Foibe
JESI (Ancona) Piazza Martiri delle Foibe
JESI (Ancona) Via Martiri delle Foibe
JESOLO (Venezia) Viale Martiri delle Foibe
LAMEZIA TERME (Catanzaro) Via Martiri delle Foibe
LANCIANO (Chieti) Largo Martiri delle Foibe
L’AQUILA (fraz. Cansatessa) Via Norma Cossetto
LATERZA (Taranto) Via Martiri delle Foibe
LATINA Piazzale Martiri delle Foibe
LATINA Viale Martiri di Dalmazia
LATISANA (Udine) Via Martiri delle Foibe
LAVAGNO fraz. San Pietro (Verona) Via Martiri delle Foibe
LAZZATE (Monza-Brianza) Largo Martiri delle Foibe
LECCE Via Martiri delle Foibe
LECCO Riva Martiri delle Foibe
LEGNAGO (Verona) Via Norma Cossetto
LEINI’ (Torino) Via Martiri delle Foibe
LEONESSA (Rieti) Largo dei Martiri delle Foibe Istriane
LICATA (Agrigento) Piazzale Martiri delle Foibe
LIMBIATE (Monza-Brianza) Piazza Martiri delle Foibe
LISSONE (Monza-Brianza) Piazza Martiri delle Foibe
LOANO (Savona) Via Martiri delle Foibe
LOCRI (Reggio Calabria) Via Martiri delle Foibe
LONIGO (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
LUCCA Via Martiri delle Foibe
MACERATA Via Vittime delle Foibe
MAIOLATI SPONTINI (Ancona) Largo Martiri delle Foibe
MANDANICI (Messina) P.zza Carabiniere Domenico Bruno-Martire delle Foibe
MAPELLO (Bergamo) Via Esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia
MAPELLO (Bergamo) Via Martiri delle Foibe
MARCELLINA (Roma) Piazza Martiri delle Foibe
MARINO (Roma) Piazzale Caduti delle Foibe
MARTIGNACCO (Udine) Piazzale Martiri delle Foibe
MASSA (Massa-Carrara) Parco del ricordo ai Martiri delle Foibe.
MAZARA DEL VALLO (Trapani) Via Martiri delle Foibe
MELISSANO (Lecce) Piazzetta Martiri delle Foibe (dalla Residenza Municipale 10-02-2009)
MESSINA P.zza Martiri delle Foibe, Esuli di Istria, Fiume e Dalmazia
MILANO Largo Martiri delle Foibe
MILANO Via Martiri Triestini
MIRANDOLA (Modena) Via Martiri delle Foibe
MODENA Via Martiri delle Foibe
MODUGNO (Bari) Parco del Ricordo delle Foibe
MOGLIANO VENETO (Treviso) Via Martiri delle Foibe
MONCALIERI (Torino) Via Vittime delle Foibe
MONSELICE (Padova) Via Martiri delle Foibe
MONTE PORZIO (Pesaro) Via Martiri delle Foibe
MONTEBELLUNA (Treviso) Vicolo Martiri Giuliani e Dalmati
MONTECCHIO MAGGIORE (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
MONTELUPONE (Macerata) Via Martiri delle Foibe
MONTEMURLO (Prato) Via Martiri delle Foibe (sottopasso)
MONTEROTONDO (Roma) Largo Martiri delle Foibe
MONTESILVANO (Pescara) Via Martiri delle Foibe
MONTESILVANO (Pescara) Via Pieramico Antonio Martire delle Foibe
MONTIGNOSO (Massa e Carrara) Parco Martire delle Foibe – in onore Guardia di PS Mario Buffoni
MORTARA (Pavia) Via Martiri delle Foibe
MUGNANO DI NAPOLI (Napoli) Via Vittime delle foibe
NANTO (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
NARDO’ (Lecce) Piazzale Martiri delle Foibe
NEPI (Viterbo) Parco Martiri delle Foibe
NERVIANO (Milano) Via Martiri delle Foibe
NISCEMI (Caltanisetta) P.za Martiri delle Foibe di Istria, Dalmazia e V.G.
NIZZA DI SICILIA (Messina) Proposta attesa delibera
NOCERA UMBRA (Perugia) Via Martiri delle Foibe
NOCETO (Parma) Via Martiri delle Foibe
NOVARA Via Vittime delle Foibe
NOVATE MILANESE Giardino Martiri delle Foibe
NOVENTA VICENTINA (Vicenza) Via Vittime delle Foibe
ORIA (Brindisi) Via Martiri delle Foibe
ORISTANO Via Martiri delle Foibe
OSPITALETTO (Brescia) Via Martiri delle Foibe
OSTRA VETERE (Ancona) Giardino Martiri delle Foibe
OZIERI (Sassari) Via Martiri delle Foibe
PADOVA Passaggio Martiri delle Foibe
PADOVA Via Martiri Giuliani e Dalmati
PADOVA Via Pietro e Nicolò Luxardo
PADOVA Via Riccardo Gigante
PAGLIARA (Messina) Proposta attesa delibera
PAGNACCO (Udine) Piazzale Martiri delle Foibe (Istria 1943 -47)
PALAZZOLO SULL’OGLIO (Brescia) Piazza Martiri delle Foibe Istriane
PARMA Via Martiri delle Foibe
PASIAN DI PRATO (Udine) Via Martiri delle Foibe
PERUGIA Via Vittime delle Foibe (Parco)
PESARO (Pesaro-Urbino) Parco Esuli Giuliano-Dalmati
PESCARA Piazza Martiri Dalmati e Giuliani
PESCHIERA DEL GARDA (Verona) Via Caduti delle Foibe
PIACENZA attesa delibera
PIETRASANTA (Lucca) Piazza Martiri delle Foibe
PIGNATARO MAGGIORE (Caserta) Via Caduti delle Foibe
PIOVE DI SACCO (Padova) Via Martiri delle Foibe
PISA Rotonda Martiri delle Foibe
POGGIBONSI (Siena) Via X febbraio
POGGIORSINI (Bari) Via Martiri delle Foibe
POMEZIA (Roma) Via Martiri delle Foibe
PONTE SAN PIETRO (Bergamo) Piazza Martiri delle Foibe
PONTEDERA (Pisa) Via Caduti delle Foibe
PORDENONE Pedonale/ciclabile Martiri delle Foibe
PORRETTA TERME (Bologna) Piazza Martiri delle Foibe
PORTOFERRAIO (Livorno) Via Martiri delle Foibe
PORTOGRUARO (Venezia) Via Vittime delle Foibe
PORTOMAGGIORE (Ferrara) Via Martiri delle Foibe
POVOLETTO (Udine) Ponte Martiri delle Foibe
PRATO Via Martiri delle Foibe
PRIVERNO (Latina) Giardino Martiri delle Foibe
PUTIGNANO (Bari) Via Martiri delle Foibe
QUATTORDIO (Alessandria) Via della Memoria (Vittime delle Foibe)
RACCONIGI (Cuneo) Via Martiri delle Foibe
RAPALLO (Genova) Piazzale Martiri delle Foibe
RAVENNA fraz. Porto Corsini Parco Martiri delle Foibe
RECANATI (Macerata) Via Martiri delle Foibe
REGGELLO (Firenze) Via Caduti delle Foibe
REGGIO EMILIA fraz. Coviolo Viale Martiri delle Foibe
REVERE (Mantova) Via Martiri delle Foibe
RICCIONE (Rimini) Piazzale Martiri delle Foibe
RIVA DEL GARDA (Trento) Largo Caduti delle Foibe
RIVAROLO CANAVESE (Torino) Via Martiri delle Foibe
ROBECCO SUL NAVIGLIO (Milano) Via Martiri delle Foibe
ROCCALUMERA (Messina) Piazzetta Vittime delle Foibe
ROMA Giuseppe Tosi Martire istriano (T)
ROMA Via Icilio Bacci
ROMA Via Norma Cossetto
ROMA Via Riccardo Gigante
ROMA (Laurentina) Largo Vittime delle Foibe istriane
RONCHI DEI LEGIONARI (Gorizia) Piazzale Martiri delle Foibe
RONCO ALL’ADIGE (Verona) Via Martiri delle Foibe
ROSA’ (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
ROVATO (Brescia) Via Martiri delle Foibe
ROVERETO (Trento) Largo Vittime delle Foibe 1943 – 1947
RUVO DI PUGLIA (Bari) Via Martiri delle Foibe
SABAUDIA (Latina) Largo dei Martiri delle Foibe
SACROFANO (Roma) Piazza Martiri delle Foibe
SALO’ (Brescia) Galleria Martiri delle Foibe
SALO’ (Brescia) Via Martiri delle Foibe
SAN BONIFACIO (Verona) Piazza Martiri delle Foibe
SAN DANIELE DEL FRIULI (Udine) Parco Martiri delle Foibe
SAN DANIELE DEL FRIULI (Udine) Via Luxardo
SAN DONA’ DI PIAVE -Calvecchia (VE) Via Martiri delle Foibe
SAN GIOVANNI ILARIONE (Verona) Via Martiri delle foibe
SAN GIOVANNI LUPATOTO (Verona) Parco Martiri delle Foibe
SAN LAZZARO DI SAVENA (Bologna) Via Martiri delle Foibe
SAN MAURO TORINESE (Torino) Piazzale Martiri Italiani delle Foibe
SAN MINIATO fraz. Ponte a Egola (Pisa) Via Vittime delle Foibe
SAN SEVERO (Foggia) Largo Vittime delle Foibe
SANREMO (Imperia) Via Martiri delle Foibe
SANTA MARGHERITA LIGURE (Genova) Giardini Vittime delle Foibe
SANTA MARINELLA (Roma) Parco Martiri delle Foibe
SANTA TERESA di RIVA (Messina) Via Martiri delle Foibe
SANT’ANGELO LODIGIANO (Lodi) Via Martiri delle Foibe
SAONARA (Padova) Via Martiri Giuliani e Dalmati
SASSARI Via Martiri delle Foibe
SASSO MARCONI -Borgonuovo (Bologna) Piazzale Vittime delle Foibe
SASSUOLO (Modena) Piazza Martiri delle Foibe
SAVIGLIANO (Cuneo) Via Martiri delle Foibe
SAVOCA (Messina) Proposta attesa delibera
SCAFATI (Salerno) Via Martiri delle Foibe
SEDICO (Belluno) Via Martiri delle Foibe
SEGRATE (Milano) Parco Martiri delle Foibe
SELCI Sabino (Rieti) Piazza Martiri delle Foibe
SEREN DEL GRAPPA (Belluno) Via Vittime delle Foibe
SERIATE (Bergamo) Via Martiri delle Foibe
SERVIGLIANO (Fermo) Via Martiri delle Foibe
SESTO SAN GIOVANNI (Milano) Largo/Cippo Martiri delle Foibe
SETTIMO TORINESE (Torino) Via Vittime delle Foibe
SIMERI CRICHI (Catanzaro) Piazza Vittime delle Foibe
SOVIZZO loc. Tavernelle (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
SULMONA (Aquila) Via Martiri Istriani Delle Foibe
SURBO (Lecce) Largo Vittime delle Foibe
TARANTO Piazzale Vittime delle Foibe
TEMPIO PAUSANIA (Olbia-Tempio) Via Martiri delle Foibe Istriane
TEOLO (Padova) Via Martiri delle Foibe
TERAMO Via Martiri delle Foibe
TERAMO fraz. Piano d’Accio Via Norma Cossetto
TERMINI IMERESE (Palermo) Largo Martiri delle Foibe
TERMOLI (Campobasso) Largo Martiri delle Foibe
TERRALBA (Oristano) Piazza Martiri delle Foibe
THIENE (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
THIESI (Sassari) Via Vittime delle Foibe (In ricordo dei finanzieri Andrea Serra e Giovanni Peralta)
TOLMEZZO (Udine) Largo Vittime delle Foibe ed Esuli di Istria, Fiume, Dalmazia ed A.Isonzo (II Guerra Mondiale e dopoguerra)
TOMBOLO fraz. Onara (Padova) Via Martiri delle Foibe
TORRE MAGGIORE Foggia) Via Martiri delle Foibe
TORTONA (Alessandria) Giardini Esuli Istriani, Fiumani, Dalmati e Rimpatriati
TRENTO Via Vittime delle Foibe
TREVISO fraz. Santa Bona Piazza Martiri delle Foibe
TRICASE (Lecce) Via Martiri delle Foibe
TRIESTE Largo don Francesco Bonifacio
TRIESTE Via Norma Cossetto
TRIESTE Viale Martiri delle Foibe
TROFARELLO (Torino) Via Martiri delle Foibe
TUGLIE (Lecce) Via Martiri delle Foibe
TUORO (Caserta) Via Martiri delle Foibe
UDINE Parco Vittime delle Foibe
UGGIATE TREVANO (Como) Piazzetta 10 febbraio – Giorno del Ricordo delle Vittime delle Foibe e dell’Esodo
URGNANO (Bergamo) Piazza Martiri delle Foibe
VALDOBBIADENE (Treviso) Parco Martiri delle Foibe
VALEGGIO SUL MINCIO (Verona) Via Martiri delle Foibe
VARESE Via Istria – Martiri delle Foibe
VASTO MARINA (Chieti) Via Martiri Istriani
VEDELAGO fraz. Casacorba (Treviso) Piazza Martiri delle Foibe
VELLETRI (Roma) Via Martiri delle Foibe
VENEZIA fraz. Marghera (Venezia) Piazzale Martiri Giuliano-Dalmati delle Foibe
VENTIMIGLIA (Imperia) Giardini Martiri delle Foibe
VERBANIA (Verbano-Cusio-Ossola) Parco Norma Cossetto
VERCELLI Via Martiri delle Foibe
VERONA Fraz… Santa Lucia Golosine Piazza Martiri Istria e Dalmazia
VIAREGGIO (Lucca) Via Martiri delle Foibe
VICENZA Largo Martiri delle Foibe
VIGEVANO (Pavia) Via Martiri delle Foibe
VIGONZA (Padova) Via Martiri delle Foibe
VIGUZZOLO (Alessandria) Piazza Vittime delle Foibe
VILLAFRANCA IN LUNIGIANA (Massa Carrara) Piazza Martiri delle Foibe
VILLONGO (Bergamo) Via Martiri delle Foibe
VITERBO Largo Martiri delle Foibe Istriane
VITTORIA fraz. Scoglitti (Ragusa) Via Martiri delle Foibe
VOGHERA (Pavia) Via Martiri delle Foibe
VOLPIANO (Torino) Via Vittime delle Foibe
ZOAGLI (Genova) Scalinata Martiri delle Foibe
FOIBA DI BASOVIZZA
LAPIDE A BASOVIZZA
O tu che ignaro passi
per questo Carso forte ma buono,
fermati! Sosta su questa grande tomba!
E’ un calvario con il vertice
sprofondato nelle viscere della terra.
Qui, nella primavera del 1945,
fu consumato un orrendo Olocausto.
A guerra finita!
Nell’abisso fummo precipitati a centinaia,
crivellati dal piombo e straziati dalle rocce.
Nessuno ci potrà mai contare!
Avidità di conquista, odio e vendetta
congiurarono e infierirono contro di noi.
Essere italiani era la nostra colpa.
A gettarci nel baratro furono torme di invasori,
calati nella nostra terra sotto l’influsso
di una malefica stella vermiglia.
Per viltà gli uomini non ci hanno reso giustizia.
Ce l’ha resa Dio accogliendo i nostri spiriti,
purificati da tanto martirio.
O tu che, ora non più ignaro, scenderai da questo Carso,
ricorda, e racconta la nostra tragedia
Federazione Grigioverde
2004
“Nessuno muore del tutto finché ne sia conservato il Ricordo” Jorge Luis Borges
Chi ripercorre il passato per comprendere il presente può essere considerato un vero Maestro (Confucio)
I Morti dimenticati: Non troverete i loro nomi sui libri di storia nelle scuole. Per questo parleremo di Loro..
Il silenzio a volte è più doloroso di qualsiasi indignazione urlata.
INDOCTI DISCANT ET AMENT MEMINISSE PERITI (chi ignora impari e chi conosce ami ricordare)
La verità puo’ impiegare tanto tempo a rivelarsi ma alla fine arriva, sempre.
Le idee non si strozzano, ed anzi dal patibolo risorgono, terribilmente feconde (Vedetta d’Italia 1950)
Norma Cossetto e Maria Pasquinelli – Due donne nella Tragedia
Dal pantano d’Italia è nato un fiore: MARIA PASQUINELLI
Testimonianza di Stefano Petris
Nel carcere di Fiume il 9 ottobre 1945 Stefano Petris scrisse
il suo testamento sui fogli bianchi dell’Imitazione di Cristo”:
“…Non piangere per me.
Non mi sono mai sentito così forte come in questa notte di attesa,
che è l’ultima della mia vita.
Tu sai che io muoio per l’Italia.
Siamo migliaia di italiani, gettati nelle Foibe, trucidati e massacrati,
deportati in Croazia falciati giornalmente dall’odio, dalla fame, dalle malattie,
sgozzati iniquamente.
Aprano gli occhi gli italiani e puntino i loro sguardi
verso questa martoriata terra istriana che è e sarà italiana.
Se il Tricolore d’Italia tornerà, come spero,
a sventolare anche sulla mia Cherso,
bacialo per me, assieme ai miei figli.
Domani mi uccideranno.
Non uccideranno il mio spirito, né la mia fede.
Andrò alla morte serenamente e
come il mio ultimo pensiero sarà rivolto a Dio
che mi accoglierà e a voi, che lascio,
così il mio grido, fortissimo,
più forte delle raffiche dei mitra, sarà: “viva l’Italia!”.
Da: Ricerca a cura di figli e nipoti di Esuli e di Caduti su novembre 21, 2010
alle 4:15 pm