Con Delibera 144 del 31 /05/ 2010 la giunta Comunale di gaeta ha intitolato il Largo antistante la Sala “Papa Giovanni XXIII ” a Don Cosimino Fronzuto, dopo che la pratica è passata dalla commisisone per la Toponomastica presieduta dal Cap. Antonio Ciano. Oggi, 19 dicembre 2010 una targa è stata inaugurata dal Sindaco di Gaeta Dott. Antonio Raimondo alla resenza dell’Arcivescovo di Gaeta Don Farbio d’Onorio
Gaeta 16 dicembre 2010 – Domenica 19 dicembre, si svolger a Gaeta la cerimonia d’intitolazione di un Largo alla memoria di Don Cosimino Fronzuto. Alle ore 10, presso la Chiesa di San Paolo, si terr una celebrazione eucaristica presieduta da Mons. Fabio Bernardo D’Onorio, e da un folto Pubblico. Alle ore dieci c’è stata la santa messa celebrata dall’arcivescovo di Gaeta dopo di che c’è stata la cerimonia d’intitolazione da parte del Comune di Gaeta, alla presenza del Sindaco Antonio Raimondi.
L’iter burocratico prese il via nel novembre del 2009 quando il comitato “Giovani Don Cosimino” consegna la richiesta di intitolazione del Largo alla memoria di Don Cosimino Fronzuto, parroco di San Paolo Ap. dal 1968 al 1989 . La documentazione raccolta, che ha visto l’adesione di tanti cittadini di Gaeta e non solo, era stata ufficialmente consegnata al Sindaco di Gaeta, Antonio Raimondi ed alla Commissione Toponomastica dello stesso Comune.
In occasione del ventennale del ritorno alla casa del padre di Don Cosimino, i “suoi” ragazzi, con il fondamentale sostegno di Don Stefano Castaldi, Parroco di San Paolo Ap., sono stati i promotori di queste iniziativa in segno di gratitudine per quanto fatto dall’amato e mai dimenticato sacerdote diocesano che nell’adesione alla spiritualit del Movimento dei Focolari, ha trovato uno strumento importante per crescere nella sua vocazione battesimale e sacerdotale. Adesso, nel ringraziare quanti hanno contribuito con la propria firma alla petizione popolare e la celerit dell’Amministrazione Comunale di Gaeta che ha dato seguito con atti ufficiali alla richiesta approvando il progetto, domenica 19 dicembre il Sindaco di Gaeta intitoler a Don Cosimino Fronzuto, il largo adiacente la sua amata parrocchia di San Paolo.
Don Cosimino fronzuto Nasce a Gaeta il 5 settembre 1939, da una famiglia di fede profonda. Ordinato sacerdote nel 1963, vice rettore nel seminario diocesano, assistente di Azione cattolica e, dal 1967 al 1989, parroco nella parrocchia di San Paolo fino alla morte.
L’incontro con la spiritualit dei Focolari la scoperta della vita che si sprigiona dalla Parola vissuta. Da allora, instancabilmente e con grande concretezza e originalit, diventa testimone di amore evangelico e unit per la comunit parrocchiale, la diocesi e la realt sacerdotale del movimento.
Testimonianza che tocca il suo culmine durante la malattia che, in pochi mesi, lo consuma rapidamente. Il suo stile pieno d’attenzione verso tutti, in particolare gli ultimi, modella una comunit che puntando solo a vivere il Vangelo dell’amore, si fa segno e profezia per la Chiesa e la societ.
Ges morto a 33 anni: io perch non dovrei morire a 49-50? Ges ha potuto dire: Tutto compiuto….
Ultima tappa, in salita di Francesco Cardinali – 1991
Tanti nostri lettori ricordano con ammirazione e gratitudine don Cosimino Fronzuto, quel piccolo prete che li riceveva con tanta cordialit nella sua parrocchia per farli riposare approfittando del clima mite e del bel mare di Gaeta (Italia). Sono in tanti che vi andavano volentieri anche per arricchirsi a contatto sia del gruppo dei sacerdoti focolarini del posto, sia della comunit parrocchiale particolarmente viva. Nel 1974-75 la salute di don Cosimino dette i primi segni di cedimento, ma la grande prova si manifest nel settembre dell’87 quando apparvero i sintomi di un tumore che, attraverso un crudo e lento disfacimento fisico, lo avrebbe accompagnato per due anni.
Egli far di questo evento doloroso un’autentica ascesa spirituale. Ora, a due anni dalla sua scomparsa, abbiamo pensato di fare cosa gradita riportando una parte dell’ultimo capitolo della sua biografia scritta da Francesco Cardinali ed edita da Citt Nuova.
Alla vigilia del ricovero in ospedale don Cosimino scrive:
O tutto un fantasma, o mettermi nella sola logica possibile: pronto a divenire col corpo eucarestia della terra, del creato (3/10/88).
E’ la prima nota del diario ultimo che ci ha lasciato; del diario riporteremo con esattezza il testo, anche perch ricco di contenuto spirituale. E’ scritto per intero a Milano.
All’ospedale di S. Raffaele sottoposto ad una visita attenta, a seguito della quale la cartella clinica riporta il referto.
Don Cosimino, successivamente, informato di tutto, e scrive nel diario:
Dal colloquio col Prof. Di Carlo ho capito ancora di pi che la mia situazione grave con prospettive terapeutiche lunghe e dolorose e poi con la morte forse (6/10/88).
Seguono due giorni di riflessione, durante i quali ha modo di conoscere a fondo il suo stato e di orientarsi spiritualmente verso la fine della sua giornata terrena. Non teme perb: anzi compie, per cos dire, uno scatto spirituale, con tutto il suo essere. Si pone subito nella posizione del modello divino sulla croce: del consummatum est. Si scopre cos a quale maturit spirituale lo ha condotto il carisma dell’unit. Scrive:
Ges morto a 33 anni: io perch non dovrei morire a 49-50? Ges ha potuto dire: Tutto compiuto. Vuol dire che anch’io dovrei poterlo dire in quel momento. Ges dice “compiuto” mentre tutto in rotta intorno a lui; eppure lo dice. Perch penso ai tanti progetti…? Tutto rester anche per me “compiuto”…, se rester come Ges nel disegno del Padre (8/10/88).
Tutto quanto scrive frutto e logica conseguenza, per lui, dell’unit vissuta e maturata nell’arco di venticinque anni, di cui parte nell’ambito del focolare sacerdotale. Ne sa qualcosa chi ne ha fatto esperienza.
Don Cosimino ce ne d testimonianza quando annota (dopo un momento di unit con un altro sacerdote focolarino):
E’ proprio vero. Quando c’ l’amore perfetto, c’ Ges in mezzo, e quando c’ Ges in mezzo, il fratello ha tutti i volti dell’amore: fraterno, paterno, nuziale, amicale… e il cuore batte forte (10/10/88).
Cerco ancora e sempre di amare
Ci d una lezione di ascetica cristiana nell’incontro dell’anima con la gioia divina, spesso paragonata ad una fonte di acqua viva: l’acqua di cui parla Ges nel colloquio con la Samaritana:
Entrando in cappella e guardando l’acquasantiera-battistero, alimentata da una cascatella di acqua continua, mi venuto da pensare: un’immagine dell’anima che risponde bene alla grazia divina: tanto riceve e tanto d senza calare di livello e senza perdere di purezza e trasparenza. La quantit dell’acqua dipende dal livello del foro di uscita. Se questo stesse gi poca acqua si raccoglierebbe, se questo sta su verso il bordo, allora forma una vera fonte ricca d’acqua e bella, con la sua profondit. Bisogna tenersi su sempre in Dio per poter essere Lui (raccogliendo il massimo del divino) e per poterlo offrire agli occhi, oltre che alla sete dei fratelli. Cos in focolare, in parrocchia, nella vita e oggi qui in ospedale (12/10/88).
E in un’altra occasione gli fiorisce spontanea nel cuore una preghiera:
La condizione in cui sono mi produce un continuo fastidio, ma cerco ancora e sempre di amare… Alcuni giorni fa, in un momento di difficolt, dopo aver ridichiarato il mio s al Signore, gli ho chiesto di non togliermi l’amore. Toglimi tutto, ma questo no. Questa preghiera mi ha dato molta forza.
Tutti coloro che gli sono pi vicini hanno voluto che facesse un consulto molto accurato a Milano, ma ormai non c’era proprio nulla da fare. Di ritorno a Gaeta egli annota nel diario:
Ho una visione abbastanza completa della mia situazione… Non c’ nulla o quasi nulla da fare: solo qualche terapia tampone. Per il resto valgono le parole del medico: E’ il suo orto del Getsemani e il calice non passa. La crudezza della rivelazione era temperata dalla bellezza della citazione. Buio e luce insieme. L’ha detta con fede, l’ho raccolta con amore e gioiosa sorpresa: ho sentito Ges in mezzo con lui in quel momento. Gli ho anche chiesto del tempo ancora a disposizione, se le cose continuano ad andare avanti cos: alcuni mesi, un anno forse… (20/10/88).
Devo entrare in altri campi
Poi un momento di particolare luce gli inonda l’anima:
Guardavo oltre la finestra. Un pensiero dolcissimo… : in cielo vedr tanti santi e mariapoliti celesti; in particolare Marilen che ha sofferto tanto prima del suo passaggio. E poi tutto: Ges risorto, Maria… tutto. Anche dal purgatorio gi li vedrei…
Costretto alla pi completa inattivit, cerca di capirne il segreto e scrive:
Mi sembra a volte di aver esaurito la mia missione sulla terra e adempiuta la mia vocazione…
Cio mi sembra che, esauriti i campi precedenti, devo entrare in altri campi, quali l’inazione pi totale, la distruzione dell’umano, perch io anzitutto e poi forse altri tocchino con mano il cuore del vangelo, il segreto di Cristo e della redenzione, la verit profonda della vita pastorale…
L’amore di Dio su un’anima assimilante. Ci che avviene sul piano dello spirito deve avvenire anche su quello della carne. Cio la persona totale deve essere assimilata a Ges. Allora Dio lavora, lavora. I mezzi usati sono – come dice Chiara Lubich ed io lo sperimento – dolore e amore. Anche la carne di Ges stata soggetta a questo trattamento. Logica poi la risurrezione e l’ascensione. In altre parole Dio vuole glorificarci tutti, e il suo lavoro consiste in quello che gi osserviamo in Ges: oscuramento, tentazione, agonia, morte e, prima della morte, l’abbandono del Padre…
Quando soffro, quando soffriamo, Ges soffre in noi, Ges in noi soffre contemporaneamente e congiuntamente per l’inscindibilit della sua unit con noi per via della redenzione e della “incarnazione” in atto in ciascuno di noi, del nostro divenire Cristo. Allora vera una cosa: si soffre in due, si ama in due, si muore in due (o meglio, si spira in due l’ultimo atto d’amore possibile sulla terra). Lui solo era solo nel far questo. Noi abbiamo lui in noi, con noi, per noi…
E Maria che fa? Maria fa la desolata sotto la croce: fa da madre che offre il figlio, me figlio, me-Ges, e si prepara ad allargare ancora la sua maternit per via della nostra morte-dono… (24/10/88)
La verit profonda della vita pastorale
Mentre don Cosimino saliva il suo calvario la vita in parrocchia non solo non calava di tono, ma le persone sembravano prendere ancor pi coscienza dei tesori che egli vi aveva seminato in quegli anni e tutti pregavano invocando il miracolo della guarigione. Don Cosimino lo sapeva, ma voleva che su di lui si adempisse solo la volont di Dio:
Ges solo sa se sono pi utile restando qui o trasferito nell’altra vita. Io credo a quello che sceglier. Come meglio per me e per la gente. L’amore che ho per lui mi fa volere con tutto il cuore e tutta la mente quello che lui vorr (4/11/88).
In occasione della Pasqua dell’89 i parrocchiani gli indirizzarono tante lettere che testimoniano non solo l’affetto verso di lui, ma soprattutto il lavoro di Dio nelle loro anime. Ne citiamo solo una:
Pasqua ’89
Vedendo ora la bellissima realt che c’ a San Paolo, si avverte che tutto “inzuppato” di divino: persone e rapporti. E si capisce perch. Ora, poi, stai dando ancora di pi. E si sente. Non so come esprimerlo: la gente diversa, si vede che sta facendo una preziosa esperienza di Dio. La messa della notte di Pasqua stata per me, veramente, un incontro con Ges risorto: l’atmosfera era altissima e il divino era palpabile. Grazie per averci amato in modo disinteressato…
Un incontro a tu per tu
Ma forse il frutto pi bello, che gli diede tanta gioia in questo periodo fu la visita del Papa a Gaeta il 25 giugno ’89, appena dieci giorni prima della sua morte.
In questa occasione il vescovo diocesano, Mons. Vincenzo Maria Farano, volle che don Cosimino si incontrasse col Papa, mentre questi faceva una breve visita alla cappella dell’Annunziata sul lungomare, famosa per l’immagine della Madonna davanti a cui era sostato in preghiera Pio I prima di proclamare il dogma dell’Immacolata. Il Papa era stato informato che, nella piccola sacrestia antistante la cappella, c’era in una carrozzella un sacerdote focolarino col volto emaciato ma raggiante, prossimo alla fine, stimato ed amato da tutta la citt perch aveva donato Dio a tante anime, costruendo dappertutto rapporti di unit.
Don Cosimino ha raccontato cos quest’incontro:
26/6/89
Il papa appena entrato ha fissato i suoi occhi dolcissimi nei miei ed io i miei occhi nei suoi. Gli ho detto: Santit, sono un sacerdote focolarino e le porto i saluti di Chiara Lubich e di tutto il Movimento. Sono venuto qui per farle un dono, il dono della mia malattia, perch ne disponga per le opere di Vostra Santit e per i bisogni della Chiesa. Il Papa mi ha abbracciato e mi ha detto: Sono con te nella preghiera e nella sofferenza. Poi mi ha riabbracciato e baciato pi volte. Prima che se ne andasse ho sentito di dirgli: Santit, sta facendo tutto bene, vada avanti senza nessuna paura. Lui acconsentiva col capo e ripeteva Grazie, grazie!.
Alla sera di quella stessa giornata, il vescovo ha voluto fargli visita per ringraziarlo del contributo spirituale da lui offerto e della collaborazione preziosissima ed efficiente dei suoi parrocchiani per la riuscita della giornata. E’ opera tua – diceva il vescovo -; io avevo un’idea, ma i tuoi parrocchiani tante, tante di pi… ed venuto fuori tutto questo!.
Il Papa era stato impressionato dall’unit trovata in diocesi e il vescovo l’attribuiva al lavoro di don Cosimino in parrocchia e tra il clero negli anni scorsi.
Ma don Cosimino, pur apprezzando tutte queste realt cos belle, viveva gi in un’altra dimensione. Quando, quattro giorni dopo, gli mostravano le foto del suo incontro col Papa, commentava:
Bello, tanto bello, ma io ora devo vivere l’attimo presente e non devo uscire dall’amore di Dio in cui sono immerso. L’importante ora questo per me, il resto passa.
Date e vi sar dato
Negli ultimi giorni a volte provava il rammarico di essersi lasciato sfuggire qualche lamento durante la malattia invece di offrire con gioia i dolori lancinanti che provava. Qualcuno allora gli ha fatto notare: Ma l’abbiamo fatto noi per te, come tu tante volte l’avevi fatto per noi. Don Cosimino si rasserenava e, pensando alla bellezza e al privilegio di poter vivere con Ges in mezzo, mormorava: S, vero; grazie, grazie.
Poi le sue ultime parole:
Non ce la faccio pi! Dio, Dio-Amore, per te, solo per te!
Era la mattina del 5 luglio 1989.
Nel giorno del suo funerale nella piazza antistante la chiesa parrocchiale erano riunite pi di quattromila persone, tutte raccolte in un silenzio profondo interrotto solo dai canti e dalle preghiere. E nell’omelia il vescovo poteva dire alla folla: Don Cosimino ha dato molto, ma ora dar molto di pi. Si riferiva a quella parola del Vangelo che aveva caratterizzato tutta la vita di don Cosimino: Date e vi sar dato.
Nella folla c’era la serenit tipica di chi vive di fede, anche se ogni tanto affioravano qua e l i segni del dolore e non era raro incontrare qualche emarginato che non riusciva a trattenere le lacrime per la perdita dell’amico. Ma c’era subito qualcuno a confortarlo, perch don Cosimino ha plasmato persone vigilanti nell’amore.
Ho visitato la tomba di Don Cosimino e mi sembra che non sia adeguatamente conservata. Si può fare qualcosa per renderla più lieta ?
Grazie mille in anticipo.
Da: pasquale - Gaeta su agosto 9, 2011
alle 12:25 pm